20 Commenti
Avatar di User
Avatar di Stella Carnevali

La manipolazione per immagini ha per i cristiani almeno 2mila anni. Tutti gli affreschi e le opere d’arte mobili nelle numerosissime chiese come nelle case patrizie, non raccontavano solo delle storie, spesso leggende, ingeneravano anche sentimenti profondi come i sensi di colpa, il peccato, i ruoli assegnati alla donna e all’uomo, la sacralità del potere e un assurdo (dal punto di vista scientifico) convincimento dell’esistenza dell’aldilà per cui era giusto soffrire in vita per ottenere la paradisiaca ricompensa. La giustizia ottenuta con persone decollate da spade. L’occhio di Dio fulminante. Il diavolo tentatore.

Ditemi ora cosa c’è di così diverso. Condivido infatti con Laura che anche i ragazzi useranno il loro senso critico che non può che nascere dalla conoscenza.

Avatar di Serenadoe___

Cosa c'è di diverso? Nessuno nega che affreschi, iconografia religiosa e arte abbiano avuto per secoli una funzione pedagogica, emotiva e ideologica. Ma il paragone, così com’è formulato, salta proprio il punto centrale del problema che stiamo discutendo oggi.

Qui non stiamo parlando di “immagini che raccontano storie” o che veicolano simboli ma di immagini e video che si presentano come documentazione di eventi reali, adottando in modo perfetto il linguaggio del reportage, dell’archivio, della testimonianza, simulando filigrane, voci o effetti specifici di TikTok. L’arte sacra non ha mai finto di essere una ripresa dal vero. Era dichiaratamente allegorica, inserita in un patto culturale esplicito. Nessuno entrava in una chiesa credendo di assistere a un fatto accaduto il giorno prima o che San Giorgio avesse ucciso davvero un drago.

Con i video generati da modelli come Sora accade qualcosa di radicalmente diverso: l’immagine non interpreta il mondo ma lo simula perfettamente. E lo fa con un livello di verosimiglianza tale da spezzare il legame storico tra immagine ed evento, mettendo in dubbio la nostra percezione. Siamo stati educati a fidarci dell’evidenza visiva, non a decodificarla come costruzione artificiale.

A questo si aggiunge un altro elemento decisivo, che il prof. Sabatini mette bene a fuoco: la dimensione geopolitica e locale della contaminazione informativa. Non si tratta di immagini “genericamente ingannevoli”, ma di contenuti prodotti e diffusi per inserirsi in ecosistemi specifici, già fragili o polarizzati. Sabatini cita casi come la Polonia, dove materiali artificiali vengono immessi in contesti nazionali precisi, con tensioni identitarie e politiche già in atto, determinando una interferenza cognitiva mirata.

Infine, la fruizione. È qui che il paragone con l’arte storica crolla del tutto. Un affresco richiede presenza fisica, tempo, mediazione culturale. Un feed è pervasivo, continuo, personalizzato. Non scegli cosa vedere, né in quale ordine, né con quale frequenza. L’algoritmo seleziona per te immagini “specifiche”, ottimizzate sui tuoi interessi, sulle tue paure, sulle tue convinzioni pregresse.

Dire che “i ragazzi useranno il senso critico” significa ignorare che il senso critico non nasce spontaneamente ma r ichiede alfabetizzazione, contestualizzazione, cultura. Qui invece siamo immersi in flussi accelerati, rilanci virali, contenuti che escono dall’ambiente originario senza etichette e responsabilità autoriale. Non è un problema di credulità individuale, ma di architettura percettiva.

Il vero salto di fase, infatti, non è la propaganda, ma la riscrittura plausibile della storia. Quando esistono centinaia di versioni credibili di uno stesso evento o discorso storico o di un evento completamente inventato ma che diventa rapidamente virale, la memoria collettiva non viene contaminata. Non c’è più una verità da difendere, ma una proliferazione di possibilità indistinguibili. E quando tutto appare plausibile, nulla è più vero.

Siamo davanti a una frattura epistemica: . le vecchie forme di manipolazione lasciano posto alll’emergere di un regime visivo in cui l’immagine smette di essere interpretabile come immagine e diventa simulazione indistinguibile dell’accaduto.

Avatar di Stella Carnevali

Perché addebita fatti che nessuno ha scritto come che il senso critico non potrebbe essere solo

ontogenico? Nessuno si sognerebbe di dirlo perché tutto è ontofilogenico in un intreccio di cui non è possibile stabilirne le dosi.

E sebbene qualunque scoperta all’inizio possa essere stata usata in modo maldestro e soprattutto autolesionista, poi si giunge ad un equilibrio di sopravvivenza. Ne sono prova, per tornare al revisionismo storico delle immagini, cioè all’uso politico della rappresentazione della realtà, le diaspore a partire dalla Riforma protestante. Ma soprattutto dobbiamo ricordarci che questo “pensiero” riguarda solo 1miliardo e 700milioni di abitanti cosiddetti occidentali. Su 8 miliardi e 300 milioni totale.

Scendere di almeno uno scalino aiuta a conoscere

Avatar di Serenadoe___

Partendo dal presupposto che tendenzialmente parlo di argomenti che conosco, faccio fatica a rispondere a commenti che mescolano più piani in modo puramente retorico. Qui si sta parlando di condizioni materiali di esposizione.

Anche un senso critico pienamente formato viene messo sotto stress quando opera dentro feed pervasivi, personalizzati e algoritmici che simulano eventi reali su scala e velocità inedite. Cambridge Analytica ce lo ricordiamo, vero?

L’idea di un equilibrio che emergerebbe spontaneamente non è supportata dalla storia delle tecnologie. È, nuovamente, pura retorica. I casi analizzati da Sabatini, come la Polonia, mostrano che la contaminazione informativa colpisce comunità adulte, istruite e non marginali, proprio perché agisce in modo mirato su contesti locali specifici.

Tra l’altro, nell’articolo linkato si parla esplicitamente di guerra cognitiva con riferimento alla Cina, che non mi risulta essere in Occidente, a meno che gli equilibri geopolitici non siano cambiati nelle ultime 24 ore.

E se per parlare di feed algoritmici e video sintetici dobbiamo tirare in ballo la Riforma protestante, significa che non si ha molto da dire sul presente.

Avatar di Stella Carnevali

Non è l’unica ad essere esperta. Potrebbe confrontarsi

Avatar di Cristina_M

Concordo pienamente, ma mi pongo una domanda: come faranno ad acquisire la conoscenza -da cui il senso critico- se le fonti saranno inquinate? Chi potranno essere i custodi della verità storica, se il potere avrà costantemente l’opportunità e i mezzi di riscriverla?

Avatar di Stella Carnevali

Come è accaduto a noi. Essere curiosi, coltivare dubbi, non accontentarsi. Perché la conoscenza non è verticale cioè un accumulo, ma un qualità cercata ogni volta. ❤️

Avatar di Laura C.

Vorrei aggiungere solo una cosa: l’articolo di Sabatini che hai portato alla nostra attenzione mi ha infastidito perché, a mio avviso, è fazioso. Parla di “guerra cognitiva” riferendosi esclusivamente all’azione di Russia e Cina nei confronti dell’Europa, ma davvero dovremmo credere che questo tipo di strategia sia messa in atto solo da loro? E gli Stati Uniti, invece, ne sarebbero del tutto estranei? Francamente, mi sembra una lettura quantomeno parziale.

Avatar di Serenadoe___

Sabatini sta parlando del caso specifico della Polonia ma basta aprire il documento che ha linkato della NATO per capire che la guerra cognitiva è messa in atto anche, e soprattutto, dagli USA, che a breve nazionalizzeranno anche l’algoritmo di TikTok

Avatar di ELENA

USA=ISR4ELE non dimentichiamoci di loro eh, sono maestri della manipolazione, molto molto pericolosi, sotto tutti i punti di vista, mi preoccupano molto più dei russ1.

Serena vuole metterci in guardia ed è esattamente quello che dobbiamo fare, utilizzare tutti gli strumenti che ci mette a disposizione per sapere da che parte guardare, spero di andare in pensione presto per potermi iscrivere ad un corso serio di informatica e, se ne farà ancora, anche ad un suo corso

Avatar di Serenadoe___

Esatto, infatti avevo scritto un lungo approfondimento SOLO su Israele e tutto quello che hanno fatto negli ultimi 2 anni. È importante capire che questa "guerra cognitiva" la stanno combattendo su ogni fronte.

Avatar di Laura C.

Grazie Serena, ho appena comprato il tuo libro in formato kindle, per approfondire, mi rendo conto di avere molte lacune sull'argomento

Avatar di Serenadoe___

Che cara, grazie!

Avatar di Clelia

La sicurezza con cui tanti (lo si legge anche nei commenti) si sentono immuni al fenomeno è forse l'aspetto che più mi inquieta di tutta la faccenda. Non dovrebbe, forse, ma mostra quanto crederci individualmente al sicuro e pensare che questa sia una rivoluzione tecnologica come tante altre sia un bisogno istintivo che rende il gioco mostruosamente facile a chi lo sta portando avanti. Mostra quanto siamo fragili come società e come individui.

Significa ignorare l'effetto della comunicazione martellante garantita dai social e nessuno che abbia conosciuto anche solo la pubblicità in tv dovrebbe poter pensare di esservi superiore.

Significa ignorare che tra un anno o due - non ci vorrà tanto - potremmo non avere piattaforme "sicure", immuni alla disinformazione, ammesso che ce ne siano ancora. Allora quel senso critico (comunque fallace) dove lo costruisci? Come lo costruisci con due notizie verificate circondate da migliaia di notizie false costruite per avere un impatto emotivo (e dunque memorabile) di lunga maggiore?

Avatar di Laura C.

Io non mi sento affatto immune, anzi: credo che anche senza l’intelligenza artificiale siamo stati — e siamo tuttora — vittime di disinformazione. Basta leggere i titoli di alcune testate sulla guerra in Ucraina per rendersene conto.

È anche per questo che ho commentato il post di Serena. Mi rendo conto che sulla storia contemporanea, con l’IA, sarà ancora più facile fare disinformazione e che le vittime designate saranno soprattutto i più giovani. Ma solo perché noi, tra venti — al massimo trent’anni, se ci va bene — saremo già morti.

Avatar di Laura C.

Ho l’impressione che ciò che dici sia valido soprattutto per i ventenni — al massimo per i trentenni. Quelli della mia generazione, i cosiddetti boomer (termine che ormai viene usato come un insulto sia dai più giovani sia, talvolta, anche da chi giovane non è più), hanno studiato la storia sui libri e molti eventi li hanno vissuti direttamente, quando non esisteva alcuna AI in grado di manipolare le conoscenze in modo sistematico.

È vero: anche quando noi eravamo ventenni l’informazione poteva essere manipolata. Ma difficilmente lo era in modo così pervasivo, continuo e personalizzato come può accadere oggi.

Credo però che si sia ancora in tempo per arginare il processo di cui parli. Per esempio, a me non sono mai comparsi su Instagram video alterati di Martin Luther King: ho visto decine, forse centinaia di volte il discorso originale. Se mi capita davanti un contenuto che non mi convince, lo riconosco immediatamente e passo oltre.

Per questo non sono così pessimista sulle capacità dei giovani di distinguere la realtà dalla manipolazione. Credo che, se messi nelle condizioni giuste, possano sviluppare anticorpi critici molto più forti di quanto spesso si pensi.

Avatar di Serenadoe___

Il punto non è l’esperienza individuale di ciascuno di noi, né la maggiore o minore alfabetizzazione storica di una generazione. Il problema non è se io o tu riconosciamo un video alterato e “passiamo oltre”. Il problema è cosa succede quando la contaminazione informativa agisce a livello collettivo e sistemico.

È proprio qui che l’argomento “noi boomer abbiamo studiato la storia sui libri” non regge. I casi analizzati da Sabatini, come quello della Polonia, mostrano che anche popolazioni adulte, istruite e con memoria storica diretta possono essere colpite da campagne di disinformazione mirate. Non perché siano ignoranti o credulone, ma perché i contenuti vengono progettati per inserirsi in fratture già esistenti: conflitti identitari, tensioni politiche, polarizzazione mediatica, sfiducia nelle istituzioni.

In altre parole: non serve riscrivere tutto il passato. Basta alterare selettivamente alcuni nodi simbolici, alcune immagini chiave, alcuni frame emotivi. La disinformazione contemporanea non lavora per sostituzione totale della realtà, ma per distorsione incrementale.

Anche il fatto che “a me non siano mai comparsi certi video” non è un argomento rassicurante, ma esattamente il contrario. I feed sono personalizzati. Il fatto che un contenuto non compaia nel tuo flusso non significa che non stia circolando, ma che non è stato ottimizzato per te. Ed è proprio questa asimmetria a rendere il fenomeno pericoloso: ognuno vede un pezzo diverso di realtà, senza sapere cosa vedono gli altri.

Quanto agli “anticorpi critici”, il problema non è se possano esistere, ma a che velocità possono formarsi rispetto alla velocità di diffusione dei contenuti. Le immagini generative operano in tempo reale, su scala massiva, con un’intensità che non ha precedenti storici. L’educazione critica richiede invece tempo, mediazione, istituzioni, continuità. È una corsa profondamente sbilanciata.

Infine, il rischio non riguarda solo i giovani. Pensare che il problema colpisca soprattutto ventenni e trentenni è fuorviante. Le campagne di disinformazione mirata funzionano spesso meglio sulle fasce adulte, proprio perché fanno leva su memorie consolidate, paure sedimentate e identità politiche già formate. È esattamente ciò che mostrano i casi dell’Europa dell’Est.

Non si tratta quindi di pessimismo generazionale, ma di realismo sistemico. Non stiamo discutendo se le persone siano intelligenti o meno, ma se l’ecosistema informativo in cui viviamo consenta ancora una distinzione condivisa tra vero e falso. Se ti metto davanti un video creato con Sora di Charlottesville lo riesci a identificare come vero? Se oggi andassero virali migliaia di video di una rivolta in un paese remoto dell'Asia - e che sono funzionali per creare crisi locali - sapresti identificarlo come falso? Io credo di no.

Avatar di Laura C.

Ti ringrazio per la risposta articolata. Premetto che non mi sento affatto immune, anzi: sono molto interessata a comprendere meglio ciò che dici e credo di stare iniziando a coglierne il senso.

Ho cominciato solo da poco a usare l’intelligenza artificiale proprio per capirla meglio; al punto che ho scelto anche una versione a pagamento di ChatGPT. La utilizzo soprattutto come editor e per creare storie sociali per mio figlio autistico, e devo dire che, in occasione del trasloco, in pochi secondi sono riuscita a costruire una storia sociale davvero efficace. Finora, quindi, mi è stata estremamente utile.

Proprio per questo, l’aspetto che stai evidenziando tu è sinceramente inquietante e merita di essere approfondito. È vero che la storia è sempre stata riscritta e filtrata per il grande pubblico, anche in passato: in questi giorni sto seguendo la bellissima ricostruzione di Michele Santoro sul rapimento di Aldo Moro e sono rimasta sconcertata da tutto ciò che NON ci è stato raccontato sul ruolo della CIA, della P2, di Gladio e di alcune figure di spicco della Democrazia Cristiana e anche del PCI.

È evidente che con l’intelligenza artificiale questo processo diventa infinitamente più semplice e pervasivo. Voglio approfondire: acquisterò il tuo libro, perché sento davvero il bisogno di capire meglio.

Avatar di Jackson
Jan 5Modificato

Altra cosa che mi chiedo è: che impatto avrà sul lato giurisprudenziale/investigativo?

Oramai da 150 anni o giù di lì il nostro sistema giuridico è stato modificato e modellato sull’affidarsi molto su prove video e fotografiche, in particolare per condurre le indagini sui sospettati di omicidi, rapine etc… Dovremo retrocedere su quella parte della legislazione ad un tempo pre-fotografie? Oppure vi è qualcosa di salvabile?