Un altro mondo è possibile
Avevo tredici anni quando la mia insofferente abitudine di guardare il telegiornale con i miei genitori si trasformò in puro terrore. Sullo schermo scorrevano le immagini della morte di Carlo Giuliani. Nel servizio non c’era solo il suo corpo, ma tanti corpi di giovani stesi a terra. Più di tutto mi colpirono due signore anziane, abbracciate e in lacrime: dicevano di essere state colpite dalla polizia. Fino a quel momento avevo pensato che le forze statali servissero per proteggerci. Ma quella violenza mi era rimasta addosso.
Non riuscivo a smettere di pensare alle lacrime di quelle nonnine.
Nei giorni successivi, tra gli approfondimenti televisivi, una frase mi restò impressa: “Un altro mondo è possibile”. La vedevo sugli striscioni, l’avrei ritrovata nei volantini della stagione di cortei e manifestazioni che, da Genova, sarebbero arrivati fino alla mia provincia, Verbania.
Me la ripetevo sottovoce quando, a quattordici anni, iniziai a partecipare agli scioperi. Ricordo una signora che mi chiese: «Ma sei figlia di un metalmeccanico?». «No», risposi, «sono qui per aiutare». Mia madre mi accompagnava la mattina presto in stazione, ho sempre apprezzato che, nonostante tutto, nonostante forse non capisse perché una ragazzina avesse deciso di partecipare a ogni forma di protesta della provincia, me lo lasciasse fare, sorridendo ogni volta che vedeva in qualche foto o video il mio zainetto a forma di rana. Ma per me era diventa una questione quasi vitale. E continuavo a ripetermi: un altro mondo è possibile.
Al terzo anno di superiori venne a parlarci una dottoressa che aveva operato nella guerra civile in Darfur. Aveva perso un braccio, ma la sua voce, ferma e commossa, ribadiva che non avrebbe mai smesso di aiutare chi soffriva. Scoppiai a piangere sulla spalla della mia migliore amica, domandandomi perché nel mondo ci fosse tanto dolore. Un altro mondo è possibile, mi ripetevo ancora.
Frequentare i centri sociali mi fece capire che esisteva un sistema di oppressione, un meccanismo di controllo da conoscere e combattere. Così, invece di iscrivermi a Letteratura italiana, scelsi Relazioni internazionali, e poi un percorso che univa statistica e scienze sociali. Pensavo: prima devi conoscere questo mondo, per sapere dove colpire.
Non immaginavo che l’università mi avrebbe messo davanti ai vassalli di quel sistema. In ogni lezione si celebrava l’Occidente, il ruolo degli Stati Uniti; al corso di inglese ci facevano intonare in coro “Yes We Can”, l’inno di Obama. Eppure, ancora una volta, erano gli spazi collettivi a darmi il nutrimento culturale che cercavo: XM, Atlantide, La Scintilla. Luoghi dove qualcuno lottava davvero per un’alternativa.
Un altro mondo è possibile, ora lo sentivo.
Poi arrivarono le repressioni sempre più dure, i collettivi si svuotarono, e io mi sentii sola. Continuai a studiare. Una volta assunta in azienda, con nuovi strumenti tecnici, passai anni a indagare le strutture più nascoste delle piattaforme digitali. Lo distruggerò dall’interno, pensavo. Cercavo documenti, saggi, testimonianze di chi aveva lavorato dentro quei sistemi e poi era fuggito, come Snowden. Connetto i punti, ancora oggi.
Oggi so che il cammino è stato insidioso, a tratti senza respiro. Ma sento, più che mai: un altro mondo è possibile.
Il genocidio palestinese ha squarciato il velo, mostrando a tutti le bugie dell’Occidente e la brama di potere che domina il nostro tempo. Vedere le piazze piene, gli striscioni, i blocchi. gli scioperi permanenti così partecipati, così vivi, mi convince che, davvero, un altro mondo può nascere – ma solo se lo costruiamo insieme.
Da questo sentire è nata Italian Tech Resistance.
Italian Tech Week: il futuro raccontato dal potere
In questi giorni Torino si prepara a ospitare l’Italian Tech Week come se fosse una festa dell’innovazione, una passerella di “leader visionari” da cui i giovani dovrebbero trarre ispirazione. In realtà è la vetrina lucidata di un potere tecnologico globale che ha poco a che vedere con il progresso collettivo e molto con la concentrazione della ricchezza, la militarizzazione delle infrastrutture digitali e la complicità con regimi di sorveglianza e guerra.
Dall’infrastruttura cloud impiegata nel conflitto israelo-palestinese alle startup israeliane di cyber intelligence, dai droni autonomi di Anduril agli investimenti in biotecnologie estreme, Torino non ospita il “futuro della tecnologia”, ma la sua versione più dura: un intreccio di venture capital, controllo, conflitto armato e l’ossessione di superare i limiti biologici dell’essere umano.
Sul palco torinese sfileranno nomi come Jeff Bezos, che con Amazon Web Services partecipa al contratto JWCC da 9 miliardi di dollari per fornire cloud sicuro all’esercito statunitense e con Blue Origin è entrato nel programma NSSL Phase 3 della US Space Force. C’è John Elkann, con una lunga storia di investimenti nella filiera militare italiana e oggi seduto anche nel consiglio di amministrazione di Meta, simbolo dell’intreccio tra media, piattaforme e venture capital.
Dietro le quinte, fondi come Sequoia Capital, Index Ventures e Andreessen Horowitz alimentano la convergenza tra venture capital e industria bellica: finanziano società israeliane di cyber intelligence, droni autonomi, natanti militari, progetti di sorveglianza di massa e biotecnologie che promettono di riscrivere il corpo umano.
Il “Techno-Optimist Manifesto” di Marc Andreessen, che celebra la difesa come pilastro della civiltà occidentale, diventa la cornice ideologica di un capitalismo che fonde guerra, sorveglianza e futurologia. Quello che sul palco appare come visione “visionaria” è in realtà una tecnognosi secolare, in cui la guerra è laboratorio d’innovazione e il venture capital lo strumento di un potere globale.
Perché nasce Italian Tech Resistance
Di fronte a questa messa in scena, Italian Tech Resistance non è un semplice presidio di protesta, ma un contro–festival che vuole scardinare dall’interno l’immaginario da vetrina dell’innovazione, creando un’alternativa concreta e accessibile.
Il nome Italian Tech Resistance è una dichiarazione d’intenti: richiama la tradizione storica della Resistenza italiana per indicare la volontà di costruire un contropotere digitale. Allo stesso tempo prende posizione contro ogni forma di connessione tra innovazione tecnologica e complesso militare-industriale, ribadendo che una tecnologia veramente libera e giusta non può prescindere da un rifiuto delle logiche belliche e di profitto armato, specie nel contesto del genocidio palestinese; ed è, insieme, un esplicito verso all’Italian Tech Week, una risposta ironica e polemica alla “settimana” ufficiale dell’innovazione di cui la Resistance vuole essere il contraltare critico.
A dare forza a questo progetto si sono unite numerose realtà e collettivi torinesi – tra cui Si Cobas, Stop Riarmo, Osservatorio CPR, Torino per Gaza e USB – che da anni sperimentano pratiche di autonomia tecnologica e di attivismo sociale.
Siamo grati per come la nostra “chiamata” sia stata accolta e rilanciata in rete, raggiungendo in poco tempo molte comunità diverse.
Dall’1 al 3 ottobre, proprio mentre le OGR ospiteranno l’Italian Tech Week, il Comala diventerà il nostro cuore pulsante: talk, laboratori, proiezioni di documentari, performance e musica live. Tre giornate tematiche – Codici di Resistenza, Dentro la Macchina, Ricominciare dalle Reti – per analizzare e immaginare un altro modello tecnologico.
Qui parleremo di hacker sociali, che usano competenze tecnologiche per scardinare rapporti di potere, e di intelligenza artificiale dal basso, pensata come bene comune, fuori dalla logica estrattiva delle big tech. Con noi collettivi hacktivist, ricercatrici e ricercatori, giornalisti d’inchiesta, movimenti che da anni sperimentano una tecnologia come bene comune.
Il nostro obiettivo va oltre il 3 ottobre: costruire un manifesto programmatico e far crescere un percorso di campagne, laboratori, alleanze internazionali, per trasformare il dibattito in iniziativa politica e culturale.
Quello slogan che mi risuonava a tredici anni – “Un altro mondo è possibile” – oggi trova una nuova forma.
Mentre a Torino si applaudiranno gli investitori che hanno sostenuto cloud militari, startup di cyber intelligence e droni autonomi, noi vogliamo dimostrare che un’altra via è già possibile: una tecnologia libera, giusta e sostenibile, capace di diventare bene comune e non strumento di dominio.
Un altro mondo è possibile, ma solo se lo costruiamo insieme.
QUI IL PROGRAMMA COMPLETO
MERCOLEDì 1 OTTOBRE - CODICI DI RESISTENZA
Dal sabotaggio creativo all’autodifesa digitale: come gli hacker sociali riscrivono le regole del potere.
Presentazioni libri
h 15: Juan Carlos De Martin - Contro lo smartphone
Modera: Diego Mazzanti
h 17.30: Marisandra Lizzi - Lettera a Bezos
Modera: Serena Mazzini
h 19.30: Hacktivismo e Utopia: tracce per una nuova resistenza - con Giuliana Sorci e Enzo Miccoli
Modera: Kants Exhibition
Tavole Rotonde
h 18.00 LA TECNOLOGIA NON SALVERÀ IL PIANETA:
intelligenza artificiale e data center, tra false promesse e sfruttamento dei territori
Moderano: XR e Confluenza
Relatrici:
Sara Marcucci in collegamento (Ricercatrice presso AI + Planetary Justice Alliance)
Anna Toniolo (Giornalista freelance - FADA Collective, Irpi Media e altre testate nazionali e internazionali)
Laboratori
h 20 Federico Nejrotti - Prima quelli italiani: salvare la controcultura digitale prima che scompaia
Collegamenti
h 16.30 Renata Ávila Pinto - Commons Against Empire: Renata Ávila on Technology and Liberation
Modera: Federico Nejrotti
Intrattenimento
h 21.00: Documentario “In the belly of AI” diretto da Henri POULAIN
con Thomas Le Bonniec - Sociologo e whistleblower, ha rivelato nel 2019 le registrazioni non autorizzate di Apple Siri e oggi ricerca e denuncia i rischi della sorveglianza digitale.
Modera: Serena Mazzini
GIOVEDì 2 OTTOBRE - DENTRO LA MACCHINA
Dentro l’infrastruttura tecnologica che ci osserva, tra nuove élite, capitalismo della sorveglianza e desiderio di reinvenzione.
Presentazioni libri
h 15 Tiziano Bonini - Algoritmi per Resistere
h 19 Mattia Salvia - Cosplayers
Modera: Federico Nejrotti
Laboratori
h 15 - 19 Prepariamo gli striscioni per la mobilitazione
h 15 - 17 REincantamento & Baltan Laboratories: una discussione pubblica per articolare insieme vie di uscita dal colonialismo digitale.
h 17 Ippolita - Cerchia di discussione a partire dal libro Hacking del sé.
Modera: Brigata Basaglia
Tavole Rotonde
h 17 Il nuovo deep state tecnologico: sorveglianza, guerra e nuovi poteri della Silicon Valley
Intervengono: Paolo Gerbaudo e Davide Del Monte
Modera: Serena Mazzini
h 18.30 Tecnologia, guerra e genocidio.
Intervengono: Caterina Mele (Professoressa del Politecnico di Torino), Fisica Antimilitarista, Polito for Palestine, Si Cobas, Torino per Gaza e Davide Del Monte (info.nodes e Hermes Center)
Modera: Stop Riarmo.
Intrattenimento
h 21.00 - Proiezione documentario Life is A Game
Dibattito con Laura Carrer & Luca Quagliato (Irpi Media), Giulia Druetta (avvocata) e due rider
VENERDì 3 OTTOBRE - RICOMINCIARE DALLE RETI
Dalla lotta contro la sorveglianza biometrica alle pratiche di IA dal basso: come immaginare una tecnologia liberata
Laboratori
h 15 Storytelling resistente: poster art e miti per costruire pluriversi collaborativi
Un laboratorio di ri-scrittura collaborativa resistente. Smontiamo miti e ricostruiamo universi per demistificare i nostri archetipi.
A cura di Chiara Ciociola
Tavole Rotonde
h 16 N.i.n.a.Watch - Dalla lotta contro la sorveglianza biometrica alle pratiche di IA dal basso: come immaginare una tecnologia liberata + Antropia - Per una AI di quartiere. Una proposta solarpunk
h 17 Si cobas - Il modello Amazon
h 18 L’utilizzo delle nuove tecnologie per il controllo delle frontiere e la repressione delle persone migranti - intervengono l’Avv. Gianluca Vitale e i volontari dell’Osservatorio CPR; con la partecipazione della famiglia di Moussa Balde, in Italia in occasione del processo penale per la sua morte all’interno del CPR di Torino
h 19.30 Laura Ferrer (IRPI Media)
Vite sotto spyware: genere e movimenti nel mirino della nuova sorveglianza
Vite sotto spyware: genere e movimenti nel mirino della nuova sorveglianza
Presentazioni libri
h 21 Stefania Maurizi - La Rivoluzione di WikiLeaks. Perché il Potere Segreto vuole ancora distruggere Julian Assange e WikiLeaks
Modera: Serena Mazzini
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Intrattenimento
h 22 LIVE: Ivreatronic
Vi aspettiamo!


Per chi non può essere a Torino, si potranno seguire gli incontri da remoto?
Programma denso e ispirante.
Mi piacerebbe molto un approfondimento sull’impatto dell’IA e dei social sull’insegnamento: ecologia, salute, socialità e antisocialità, violenza.